mercoledì 7 novembre 2012


                          Contro tutte le violenze padronali e di Stato

Quello che sta attuando il governo centrale, regionale e la “compagine padronale” la chiamano austerità, ma è “macelleria sociale”, attuata a senso unico: contro la classe lavoratrice, con licenziamenti, aumento dello sfruttamento, riduzione dei salari e pensioni, delle sue conquiste, tagli dei servizi sociali. Tutto questo mentre si salvaguardano i privilegi dei politici e i profitti dei padroni.

E’ scandaloso e barbarico  quello che sta avvenendo nella sanità, in particolare in questo momento al San Raffaele di Milano dove “padron Rotelli”, avendo acquisito il controllo dell’ospedale, con prepotenza inaudita, per meglio lucrare sulla salute pubblica, licenzia 244 dipendenti e azzera tutti gli accordi e contratti precedentemente sottoscritti.
Che colpa ne hanno i lavoratori della gestione precedente del “padre padrone” Don Varzè che ha depredato in modo forsennato il patrimonio aziendale, godendo della copertura del “celeste governatore ciellino”. I lavoratori del San Raffaele hanno solo il merito di aver mantenuto l’eccellenza del servizio, malgrado una gestione scandalosa.
Se dovesse passare questa linea di attacco devastante ben presto si aprirebbe una voragine  di attacchi a catena contro i lavoratori del settore sanitario e contro l’utenza del servizio pubblico. Già sono sotto attacco: vedi dipendenti a contratto a termine ai quali non viene rinnovato il contratto negli ospedali, vedi riduzioni salariali ai quali sono sottoposti i lavoratori del settore.

Scandaloso e barbarico è l’attacco della Fiat che licenzia per rappresaglia 19 lavoratori nello stabilimento di Pomigliano , come risposta alla sentenza del tribunale che la obbliga ad assumere  19 lavoratori discriminati.
Questo è un attacco ai più elementari diritti dei lavoratori. Non possiamo far passare questi ricatti terroristici utilizzati dal responsabile Fiat Marchionne, punta avanzata dell’attacco padronale.
Scandaloso e barbarico  è il violento attacco contro i lavoratori, in maggioranza immigrati, per essersi ribellati e scesi in sciopero contro lo sfruttamento bestiale  e per il rispetto del contratto da parte delle cosiddette cooperative al servizio del polo logistico dell’Ikea di Piacenza. Sono stati massacrati dal pesante intervento delle forze di polizia e dei carabinieri a sostegno degli interessi dalla casa madre: l’Ikea.
L’Ikea ha tutta la responsabilità della gestione dei suoi appalti.  Tutti gli appalti, per la maggioranza sotto il controllo mafioso, debbono essere aboliti e i lavoratori assunti per le stesse funzioni dall’aziende committenti.
Tutta la nostra solidarietà ai lavoratori colpiti dalla repressione padronale e di Stato.
Uniamo le lotte, lasciamo finalmente sfogare la nostra rabbia. Se non ora quando?
Documento approvato a Reggio Emilia il  4 novembre dal CND (Comitato Nazionale dei Delegati) dell’Unione Sindacale Italiana (USI – AIT) 

martedì 14 febbraio 2012

LA SANITÀ DEL LIBERO MERCATO: UN RACCONTO PERSONALE

Medicina DI MICHAEL PARENTI
Information Clearing House

Quando recentemente mi sono recato all’ospedale Alta Bates per un intervento chirurgico, ho scoperto che le procedure legali hanno la precedenza su quelle mediche. Ho dovuto firmare dichiarazioni intimidatorie su: assistenza finanziaria, assicurazione, responsabilità del paziente, consenso alla cura, uso di tecnologie elettroniche e simili.

Uno di questi documenti mi vincolava così: “Il medico dell’ospedale è con questo autorizzato, a sua discrezione, a disporre di ogni membro, organo o altro tessuto rimosso dalla sua persona durante la procedura.” Ogni membro? Ogni organo?

Il giorno successivo sono ritornato per l’operazione. Al suono della musica di Frank Sinatra il chirurgo ha cominciato a sezionare diversi strati del mio addome allo scopo di trattenere i miei intestini con una rete permanente. Successivamente ho trascorso due ore nella sala post-operatoria. “Mi sento come se avessi partecipato ad un combattimento con i coltelli”, dissi a una infermiera, che mi spiegò: “Si chiama chirurgia”.

Quindi, ancora imbottito di anestetici e medicamenti, sono stato portato fuori in strada. In strada? Si, poche ore dopo l’intervento mi hanno mandato a casa. Nei paesi che hanno un servizio sanitario pubblico (mi sono detto), ci sarebbe stato in attesa un mezzo dotato di personale specializzato per aiutare il paziente a raggiungere il proprio domicilio.

Niente di tutto questo nell’America del libero mercato. L’accordo pre-operatorio specifica in neretto che si deve avere “un conoscente adulto e responsabile” (in contrapposizione a un estraneo adolescente e irresponsabile) incaricato di riaccompagnarvi a casa con un veicolo privato. Continuavo a pensare, cosa accade a quegli sfortunati che non hanno nessuno per impacchettarli via? Deperiscono all’infinito per le vie d’accesso all’ospedale finché il cattivo tempo non li fa fuori?

Non è consentito chiamare un taxi. Se un taxi dovesse causare qualche danno, si potrebbe ritenere l’ospedale legalmente responsabile. Ripeto, è una faccenda di responsabilità e di avvocati, non di salute e dottori.

Uno dei due amici che mi ha condotto fino a casa se n’è poi andato in farmacia per comprare i potenti antibiotici che dovevo prendere ogni quattro ore per due giorni. A me non piace come gli antibiotici distruggano i “batteri buoni” che il nostro corpo produce e come contribuiscano a creare pericolosi ceppi di batteri super-resistenti. Continuavo a pensare a una scoperta recente: fare eccessivo affidamento sui farmaci uccide più americani di tutte le droghe messe insieme.

E allora, perché devo prendere gli antibiotici? Perché, come tutti continuavano a dirmi, gli ospedali sono luoghi davvero pericolosi, infettati da stafilococchi e super-batteri. È una questione di autoprotezione.

Due giorni dopo l’intervento, ho notato un’area di colore rosso scuro nel basso ventre che segnalava un’emorragia interna. Teoricamente, avrei dovuto ricevere una telefonata di controllo da parte di un infermiere che si accertasse del mio decorso. Ma la telefonata non sarebbe mai arrivata, perché lo staff stava preparando uno sciopero. “Non abbiamo alcun contratto”, mi aveva detto uno di loro mentre mi trovavo nella sala post-operatoria. Così ora le infermiere sono in sciopero, e io da solo a fare congetture sulla mia emorragia interna. Che spasso.

Fortunatamente, non è andata così. Una infermiera mi ha chiamato nonostante lo sciopero. Sì, mi ha detto, si è trattato di un’emorragia interna, ma bisognava aspettarselo. Il mio chirurgo ha richiamato quello stesso giorno per confermarmelo. La morte non stava ancora bussando alla porta.

Alcuni giorni più tardi, si è verificato un esteso sciopero degli infermieri da una costa all’altra. Tra l’altro, gli infermieri lamentavano “una mancanza di rispetto da parte della cultura ospedaliera corporativa che richiede sacrifici ai pazienti e a quelli che si prendono cura di loro, ma che paga i dirigenti milioni di dollari” (New York Times, 16 Dicembre 2011). Era citato anche uno spietato negoziatore dell’amministrazione: “I soldi li abbiamo. Quello che proprio ci manca è la volontà di darveli.” (ibid.)

Come per gli altri medici, sia il chirurgo che il mio medico di base (GP, General Practitioner) rappresentano le vittime e non i perpetratori dell’attuale sistema corporativo sanitario. Il mio GP mi ha spiegato che farsi pagare dalle compagnie assicurative, per i servizi ipoteticamente coperti, è una battaglia senza fine. Sentendosi sempre più come un addetto al recupero crediti piuttosto che un medico, il GP ha capito che era meglio non prendere più parte alle infinite discussioni telefoniche con le compagnie assicurative.

In America ci sono 1.500 compagnie assicurative sanitarie, tutte freneticamente consacrate a massimizzare i profitti, aumentando i premi e bloccando i pagamenti. L’industria sanitaria è nel suo complesso l’affare più grosso e più redditizio della nazione, per un ammontare di circa un trilione di dollari.

Insieme alle smisurate compagnie assicurative e farmaceutiche, coloro che ne traggono il più elevato vantaggio sono le Health Maintenance Organizations (HMOs, Organizzazioni per la Salvaguardia della Salute Pubblica, ndt] rinomate per pretendere pagamenti esorbitanti a fronte di medici sottopagati e obbligati a trascorrere sempre meno tempo con ogni paziente, e qualche volta persino a negare le cure necessarie.

Io non ho un’assicurazione privata. E la mia Medicare [Assistenza Statale Medica per soggetti di età superiore ai 65 anni, ndt] almeno finora funziona. Come molti altri dottori, il mio GP non accetta più Medicare. Da diversi anni ormai, i pagamenti di Medicare ai medici generici sono rimasti relativamente invariati, mentre i costi della gestione amministrativa (staff, spazi, assicurazione) sono aumentati progressivamente. Così, i pazienti del mio GP ora devono pagare per intero ogni visita, una cosa non sempre semplice da realizzare.

Il nostro sistema sanitario riflette le nostre classi sociali. Alla base della piramide ci sono i poverissimi. Molti di loro soffrono per lunghe ore nelle sale del pronto soccorso per poi essere semplicemente allontanati con una prescrizione inutile o dannosa. Nessuna meraviglia se “tra le nazioni industrializzate, gli Stati Uniti registrano il più alto numero di morti evitabili tra i pazienti in cura“ (Healthcare-NOW!, 1° dicembre 2011).

Troppo spesso i più poveri non ricevono cura alcuna. Semplicemente muoiono di una qualche malattia per la quale non possono permettersi una terapia. Un mio conoscente mi ha raccontato di come sua madre sia morta di AIDS perché non poteva permettersi i trattamenti che avrebbero potuto mantenerla in vita.

Una volta, a Houston, ho fatto conversazione con l’autista di una limousine, un giovane afroamericano, che mi spiegava di come entrambi i suoi genitori fossero morti di tumore senza mai avere ricevuto alcuna cura. “Sono semplicemente morti”, mi disse con un dolore nella voce che riesco ancora a ricordare.

Nella piramide sociale, proprio al di sopra della classe dei poveri, si trova l’assediata classe media che assiste all’estinguersi della copertura sanitaria mentre paga ingenti somme alle compagnie assicurative orientate al profitto. Io ho potuto effettuare l’intervento chirurgico all’Alta Bates soltanto perché sono abbastanza vecchio per avere la Medicare e ho a disposizione un reddito sufficiente per contribuire al cofinanziamento.

Per la mia operazione ambulatoriale, l’ospedale ha addebitato a Medicare 19.466 dollari. Di questi, Medicare ha pagato 2.527 dollari, mentre a me è stato presentato un conto di 644 dollari. Poi l’ospedale ammortizzerà il disavanzo risparmiando notevoli somme sulle tasse da versare (equivalenti a un tributo indiretto da parte di tutti i contribuenti). Se non avessi avuto la copertura Medicare, avrei dovuto versare l’intera somma di 19.466 dollari.

Sono stato informato dall’ospedale che la spesa di 19.466 dollari copre solo i costi dell’ospedale per l’attrezzatura, i tecnici, le forniture e la sala. Così, oltre ai 644 dollari, dovrò pagare per ogni medico, assistente e anestesista che ha fornito servizi addizionali. Sto aspettando l’altra tegola sulla testa.

Quanto guadagna il mio chirurgo? Non molto, tra i 400 e i 500 dollari in tutto, incluse le visite prima e dopo l’intervento e l’operazione stessa, un lavoro di estrema precisione che richiede competenze del più alto livello. Anche lui deve sostenere l’onere di un’assicurazione, di un ufficio, di un assistente e di un crescente carico burocratico.

Il mio chirurgo mi sottolineò: “Se domanda alle persone quanto prendo per un’operazione come la sua, le risponderanno dai 4.000 ai 5.000 dollari, sbagliandosi in eccesso solo di uno zero.” Mi fece poi notare che in un recente discorso il Presidente Obama aveva criticato un chirurgo per avere guadagnato 30.000 dollari nella sostituzione di una rotula. “Al chirurgo spetta una frazione minima di quella somma”, mi spiegò il dottore.

A peggiorare le cose, la notizia che circola su un taglio del 27% ai rimborsi dell’assistenza Medicare per i medici generici. Se questo accadrà, sarà sempre più difficile trovare un chirurgo che accetti Medicare. E ancora peggio, le compagnie private di assicurazione parteciperanno alla spremitura dei medici per ottenere ulteriori profitti.

Ho potuto far fronte al mio pagamento (644 dollari), non soltanto perché la mia operazione è coperta in maniera consistente da Medicare, ma perché è stata eseguita in day hospital. Non so come me la sarei cavata se avessi dovuto sottopormi a un trattamento prolungato ed estremamente costoso.

E tanti saluti alla vita della classe media. All’estremo più alto della piramide si colloca l’1% di quelli che non devono preoccuparsi di nulla di tutto ciò, i super ricchi che hanno denaro abbastanza per qualunque tipo di trattamento all’avanguardia nelle case di cura più raffinate del mondo con suite di lusso e menu ricercati.

Tra i privilegiati del settore sanitario ci sono i membri del Congresso e il presidente degli Stati Uniti. Non pagano nulla. Sono curati con trattamenti del più alto livello. Gradiscono, come dire, il sistema sanitario pubblico. Nessun legislatore conservatore è rimasto fedele ai propri principi di libero mercato, rifiutandosi di accettare questa cura medica finanziata col denaro pubblico.

John Mackey, Amministratore Delegato di Whole Foods, ha allegramente annunciato che le spesa sanitaria non è tra i diritti umani; dovrebbe essere “regolata dal mercato proprio come per il cibo e l’alloggio”. Nessuno ha un’opinione di John Mackey più alta della mia, ritenendolo una sanguisuga antisindacale mossa dall’avidità. Nonostante ciò, gli accorderò il merito per avere ammesso candidamente la sua dedizione maniacale al profitto disumanizzato.

Il sistema sanitario degli Stati Uniti costa molte volte di più rispetto a quanto si spenda per i sistemi di assistenza pubblica, ma è tanto più scadente in termini di qualità della cura e trattamento. Che è poi il modo in cui intendeva essere. L’obbiettivo di ogni servizio a libero mercato – che si tratti di forniture, alloggio, trasporti, educazione o sanità – non è quello di massimizzare la prestazione, ma di massimizzare i profitti, spesso a discapito delle prestazioni.

Se i profitti sono alti, allora il sistema funziona bene, per l’1%. Ma per il restante 99%, la brama di profitto è essa stessa il cuore del problema.

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Michael Parenti ha preso il Dottorato di Ricerca in scienze politiche alla Yale University. Ha insegnato in molti college e università, negli Stati Uniti e all’estero. È autore di ventitre libri.


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Fonte: Free-Market Medicine: A Personal Account

27.01.2012

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ANTONELLA SACCO

martedì 22 novembre 2011

Nuovo giro di vite. «Basta primari per soli 30 posti letto»

Sanità
Ospedali, tagliato un reparto su 10
L'assessore Bresciani : «via gli sprechi»
Nuovo giro di vite. «Basta primari per soli 30 posti letto»
Alfieri (Pd) «Scelta preoccupante, in vista nuovi ticket»
(Fotogramma)(Fotogramma)
MILANO - In tempi di crisi la Lombardia non può più permettersi di avere un primario per soli 30 letti. Gli incarichi dirigenziali si sono moltiplicati negli anni, spesso per non far litigare sulle nomine l'università e gli ospedali. Così adesso il Pirellone dice basta: e nelle linee guida per il 2012 impone il taglio del 10 per cento delle unità ospedaliere. Si tratterà, in pratica, di ridurre il numero dei reparti, con accorpamenti che fanno presagire anche la perdita di posti letto per i malati.
Soprattutto nei poli universitari, i posti al vertice che possono superare i 100 mila euro l'anno si sono spesso sdoppiati, con la nomina di un primario ospedaliero e di uno universitario.
I TAGLI - Al Policlinico ci sono tre reparti di Gastroenterologia e la Medicina interna si suddivide in 1A, 1B 2 e 3; i reparti di Medicina arrivano a tre anche al San Paolo, 4 le Psichiatrie al Niguarda, due le Chirurgie generali al Sacco. Certo, il moltiplicarsi dei reparti che curano la stessa malattia può andare di pari passo con l'eccellenza (come al Sacco dove ci sono tre Infettivologie e alla De Marchi con 4 Pediatrie). Ma con i soldi che scarseggiano non ce n'è più per nessuno. È il motivo per cui, tra l'altro, i budget ospedalieri saranno vincolati per una percentuale dell'1 per cento ai risultati raggiunti.
NUOVI TICKET - Saranno chiesti nuovi sacrifici anche ai pazienti. Le linee guida del Pirellone, discusse ieri in commissione Sanità, prevedono l'introduzione di un ticket (presumibilmente da 66 euro) per interventi come la cataratta e il tunnel carpale, finora gratuiti. Per fare ingoiare il rospo, la Regione farà scrivere sulle cartelle cliniche e sui referti medici il costo per le casse pubbliche di ogni singola prestazione. La speranza è che di fronte ai 500 euro e più spesi dal Pirellone per una Tac, i 66 euro sborsati di tasca propria per il ticket diventino accettabili. Per i familiari a carico dei titolari di pensione sociale sarà, invece, estesa l'esenzione dal ticket.
CRISI ECONOMICA - L'assessore Luciano Bresciani ammette: «Stiamo attraversando una fase economicamente delicatissima, ma non ci sottraiamo alle responsabilità di governare con trasparenza. E lo facciamo tagliando gli sprechi senza intaccare la qualità delle cure». I soldi a disposizione del Pirellone per la Sanità passano dai 17 miliardi e 187 milioni di euro del 2011 ai 17 miliardi e 450 nel 2012 (più 1,5%, al di sotto della crescita dell'inflazione). «L'obiettivo delle nuove regole in discussione è "più territorio, meno ospedale". Andiamo avanti con l'innovativa modalità di presa in carico dei malati cronici (con il Cronic Related Group ) e la creazione di posti letto per i malati non gravi - spiega Bresciani -. In più sono previste sperimentazioni di forme associative di medici di famiglia che lavoreranno insieme con gli specialisti per fornire prestazioni di primo livello e consulti mirati».
L'OPPOSIZIONE - Ma il consigliere regionale del Pd, Alessandro Alfieri, è preoccupato: «Il rischio è che si facciano pagare sempre di più le prestazioni sanitarie ai cittadini lombardi come per gli interventi di cataratta e di tunnel carpale. È una scelta che preoccupa ancora di più in vista della possibile introduzione di nuovi ticket sui ricoveri, dovuta ai tagli di 8 miliardi al fondo sanitario nazionale per il 2013 e il 2014 contenuti nella manovra estiva varata dal governo Berlusconi-Bossi». Stretta anche sulle assunzioni: «Il rischio è di non garantire - insiste Alfieri - l'inserimento di giovani medici».
Simona Ravizza
FONTE: Corriere della Sera

giovedì 28 luglio 2011

ANCORA LOTTA PER IL TEMPO DIVISA

L’unione sindacale di base (USB) sostiene e promuove le vertenze in tutti i luoghi di lavoro, per il riconoscimento del "Tempo Divisa".
A tutte le Fondazioni, RSA, Cooperative Sociali, Case di Riposo, Ospedali Privati, Cliniche Private, ecc……

Inizia la battaglia per il “Tempo Divisa”. Perché indossare la divisa e le scarpe è considerato tempo di lavoro in tutte le sedi di lavoro. Le Lavoratrici ed i Lavoratori che hanno l’obbligo di indossare una divisa, hanno il diritto del riconoscimento del “Tempo Divisa”. Pertanto tutte le Amministrazioni hanno l’obbligo di trovare un accordo (Sindacale), per il riconoscimento del tempo necessario al Lavoratore di cambiarsi e di raggiungere il proprio posto di lavoro.

Noi di USB, da tempo abbiamo lanciato una forte battaglia per il riconoscimento del “Tempo Divisa” perché questa vertenza; Una direttiva comunitaria del 2003 che dice: “L’orario di lavoro è qualsiasi periodo in cui il Dipendente sia al lavoro a disposizione del datore, nell’esercizio della sua attività e delle sue funzioni, indossare una divisa, o una tuta da lavoro, vuol dire eseguire disposizione dell’azienda, cioè svolgere un’attività che deve essere retribuita”.

Oss in divisaAltre sentenze favorevoli si sono in seguito aggiunte, molti accordi aziendali sono stati sottoscritti dove USB è presente, molte vertenze sono state vinte da USB in tutta Italia. E' ancora più importante la posizione della Direzione Generale Sanità della Regione Lombardia in merito al riconoscimento del tempo di vestizione, inviando a tutte le Direzioni Aziendali una nota che chiarisce senza ombra di dubbio che il tempo impiegato per la vestizione del personale deve essere retribuito.

Facciamo quattro conti: in un solo giorno di lavoro, tra vestirsi per iniziare un turno e spogliarsi prima di tornare a casa, si perdono tra i 10 e i 15 minuti, se si considera una media di 10 minuti impiegati tra vestirsi e spogliarsi, in capo ad un anno da 260 giorni di lavoro, i minuti diventano 2.600, cioè quasi 43 ore ( 7 giorni di ferie o riposi in più) contado gli otto anni anni di arretrato spettanti (2003-2011) 2600 minuti x 8 anni fanno 20.800 minuti, pari a 357 ore (una media di 57 giorni di ferie o riposi in più) oppure queste ore di arretrato spettanti possono essere convertiti in euro e facendo una piccola ipotesi di € 10,00 all’ora al dipendente spetterebbero Euro 3.570 pro capite, queste sono le ferie o riposi lasciati oppure i soldi regalati ai Padroni.

Da questi conti che USB ha deciso a livello Regionale e Nazionale di avviare le vertenze in tutti i posti di lavoro per portare Salario e diritti in un contesto dove Governi, Regioni, Padroni, e i loro “amici” cgil, cisl, uil, tagliano salari e diritti. Sappiamo che in alcune strutture è bastato la nostra comunicazione, o il nostro volantino per “svegliare” gli altri sindacati, che come loro abitudine non gli riesce di fare altro che rincorre USB sui diritti, purtroppo non per recuperare terreno sulle proposte, ma unicamente per ostacolare USB.

USB Sanità Privata oltre che al confronto con tutte le amministrazioni, userà tutti gli strumenti per far rispettare i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori

Unione Sindacale di Base - Lavoro Privato – Lombardia
Via Mossotti 1 20159 Milano
Tel. 02683091 fax 026080381
www.lombardia.usb.it
e-mail: lombardia.privato@usb.it
g.bignamini@usb.it - 3382523437

CONTATTA LE SEDI USB DELLA TUA PROVINCIA, OPPURE I NUMERI ELENCATI PER DAR VOCE ALLE TUE RIVENDICAZIONI
ISCRIVITI E SOSTIENI LE LOTTE DI USB PER SALARIO DIRITTI E DIGNITA’

mercoledì 22 giugno 2011

Corsi per operatori socio-sanitari fasulli

di Lucia Russo

La denuncia della Federazione professioni infermieristiche (Migep) che ha chiesto un’audizione in VI commissione Ars. Enti, anche campani e toscani, che rilasciano attestati non riconosciuti nè dal Ministero nè dalla Regione

Tags: Infermieri, Sanità



PALERMO - Oltre duemila euro pagati per un corso di formazione per Operatore socio-sanitario, affrontando anche spese di trasferta in altre regioni, quali Campania, Toscana ed Emilia. Tanto hanno pagato cittadini siciliani che aspiravano alla qualifica di operatori socio-sanitari, con la beffa che gli enti che hanno realizzato questi corsi non sono mai stati autorizzati a farlo dalla Regione siciliana. La denuncia ci è pervenuta dal Migep, Movimento infermieri generici e puericoltori, ovvero la federazione delle professioni infermieristiche e tecniche, e precisamente tramite il coordinatore Angelo Minghetti.

Recentemente, sulla Gazzetta ufficiale della Regione siciliana del 10 giugno 2011 n. 25, è stato pubblicato un decreto del dirigente generale del Dipartimento regionale Attività sanitarie, Lucia Borsellino, che pubblica l’elenco degli unici enti abilitati ad operare nel settore sanitario, inclusa la formazione. In questo elenco non c’è traccia dei due enti, denunciati dal Migep, che risultano aver rilasciato attestati non riconosciuti.

Addirittura pare che siano stati rilasciati certificati non riconosciuti dalla Regione a ben 4.000 soggetti. Per questo il 6 giugno scorso il Migep da Verbania ha inviato al presidente della VI commissione dell’Assemblea regionale siciliana una richiesta di audizione urgente per la costituzione di un osservatorio sulla formazione Oss (Operatori socio-sanitari), dove è scritto: “La Federazione Migep, considerato l’esponenziale aumento dei corsi di formazione/riqualificazione Oss avviati da numerosi istituti ed associazioni non autorizzati dalla Regione Sicilia e che i relativi attestati sono privi di valore giuridico, chiede che la questione sia oggetto di interrogazione parlamentare e che la scrivente Federazione possa partecipare all’audizione. Si chiede infine di valutare la possibilità di costituire un osservatorio che consenta di monitorare ed analizzare le problematiche riscontrate nella formazione Oss”.

Nella relazione allegata alla richiesta di audizione si spiega che con l’accordo Stato-Regioni del 22 febbraio 2001 è stata individuata la figura e il relativo profilo professionale dell’Operatore socio sanitario, quale sintesi dei distinti profili professionali degli operatori dell’area sociale e di quella sanitaria. Nel 2010, con D.A. n. 1328, la Regione Sicilia ha deciso di riordinare in maniera organica ed univoca la disciplina inerente l’istituzione dei corsi di formazione professionale di operatore socio sanitario e le modalità di organizzazione degli stessi nell’ambito del territorio della Regione Siciliana. In attuazione dell’art. 6 del Decreto n. 1328, con Ddg n. 75 del 25.01.2011, la Regione ha istituito l’Albo unico regionale degli Enti pubblici e privati, accreditati a svolgere attività di formazione per il rilascio dell’attestato, valido su tutto il territorio nazionale, di Operatore socio sanitario. Sottolinea il Migep: “Sempre nel citato Decreto (Ddg 75) la Regione Sicilia ha formalmente espresso che “ nessun soggetto pubblico o privato è stato autorizzato da questa Regione…a svolgere attività di formazione per il personale esterno al servizio sanitario regionale ai fini del rilascio della qualifica di O.S.S., fatta eccezione per il C.I.A.P.I...” .

Ma cosa è successo dal 2006 al 2010? “Numerosi operatori della Sicilia - denuncia il Migep - hanno acquisito la qualifica di Oss presso istituti non operanti nella Regione Sicilia (in particolare in Emilia Romagna e Toscana) e senza la necessaria autorizzazione regionale. Altri operatori hanno acquisito detta qualifica frequentando corsi promossi da istituti di formazione/associazioni operanti in Sicilia senza alcuna autorizzazione della medesima regione Sicilia (cfr. D.D.G. n. 75 del 2011)”.

A ciò si aggiunge che recentemente la Regione Emilia Romagna, nonostante la Regione Sicilia abbia espressamente affermato di non aver autorizzato alcun ente di formazione ad effettuare corsi di O.s.s., abbia autorizzato ( cfr. Det. n. 2514 del 09/03/2011; n. 2589 del 10/03/2011; n. 3744 del 05/04/2011) istituti ed associazioni accreditati presso la Regione Emilia Romagna allo svolgimento di progetti formativi per il “Servizio di Formalizzazione e Certificazione delle Competenze per Operatore Socio Sanitario.

Il Migep ammonisce tutti cittadini siciliani interessati, inoltre, che “le associazioni Asnoss – Arsonoss organizzano corsi di formazione per Oss con rilascio di attestati muniti di una inesistente attestazione ministeriale. I fatti sono attualmente al vaglio delle autorità competenti”.

Dalla Regione una ricognizione degli operatori e la costituzione di un elenco anagrafico
La Federazione Migep ha chiesto di chiarire nell’audizione all’Ars quanto segue:
1. il valore giuridico e la spendibilità dei titoli O.S.S. in ambito pubblico acquisiti presso istituti di formazione operanti in Sicilia in data antecedente al decreto n. 1328/2010 e al D.D.G. n. 75 del 2011;
2. il valore giuridico e la spendibilità in Sicilia dei titoli O.S.S. acquisiti presso altre Asl Regionali o istituti di formazione non operanti in Sicilia;
3. come s’intende ovviare alla problematica relativa all’aumento esponenziale di corsi di formazione/riqualificazione per O.S.S. promossi da Enti formativi/associazioni non autorizzati alla riqualifica di OSA in OSS;
4. con quali criteri di programmazione è determinato il fabbisogno di O.S.S. pur sapendo che molti operatori sono già stati formati antecedentemente al decreto n. 1328/2010 e al D.D.G n. 75/2011;
5. quanti O.S.S. sono stati formati in Sicilia dal 2006;
6. come si intende ovviare al fenomeno dell’aumento esponenziale di corsi di formazione promossi da enti non autorizzati dalla Regione Sicilia;
7. se le strutture sanitarie procedono agli atti di controllo, presso gli organi competenti, per verificare la validità degli attestati prima di procedere alla stipula dei contratti di lavoro;
8. se i certificati rilasciati dalla Regione Emilia Romagna, non costituendo degli attestati, siano spendibili nella Regione Sicilia, in mancanza della necessaria autorizzazione regionale;
9. se sia corretto continuare a formare in Sicilia O.S.A., nonostante detto profilo sia sostituito dall’O.S.S;
10. se la riorganizzazione in Sicilia della disciplina relativa alla formazione degli O.S.S. faccia salva la validità degli attestati conseguiti in data antecedente al 2010. Si chiede, infine, di effettuare una ricognizione degli operatori esistenti nella Regione Sicilia e di costituire un elenco anagrafico.


Articolo pubblicato il 23 giugno 2011
 
 

domenica 1 maggio 2011

l' insognata,lisera, il primo maggio...e la speaker sindacale....

DI FAUSTA DUMANO

Blocco notes,scarpe da ginnastica, l' insognata con il fiatone raggiunge il corteo , a ''lisera''ISOLA DEL LIRI,'' sono mattinieri quelli del primo maggio,che faticaccia per lei che tira l' alba....ma il primo maggio a ''LISERA'' è UN APPUNTAMENTO DEL CUORE.....quella giornata di amarcord, di ricordi del tempo,il 77, gli indiani metropolitani e le femministe....primo maggio dell' unità sindacale, quella dei confederati, poi il sei maggio nemici più di prima, ma ''lisera è lisera'', qualche bandiera rossa della cgil ricorda ai balconi il primo maggio che fu....insognata scatta le foto, saluti e abbracci...ricordi, emozioni,la banda per par condicio suona bella ciao e fratelli di italia, come eravamo....avresti mai pensato che a ''lisera''il corteo sfilava con le auto, avresti mai immaginato che nell' isola rossa dei ''comunisti''il corteo .......pensionati , qualche bimbo,le fabbriche sono chiuse, la classe operaia non è andata..in paradiso, ma in cassa integrazione, licenziata.......bandiere della cisl uil cgil , manca la fiom, mancano i lavoratori e i disoccupati......ma lisera è lisera , la tradizione del tempo che fu.....si legge nello spaesamento della mia generazione In piazza il comizio, il sindaco sottolinea la crisi del lavoro, ringrazia tutti,la speaker dell' unità sindacale legge un comunicato , frutto evidente dei compromessi sindacali nel linguaggio, ops per la paletta l' insognata nell' ascoltare la speaker si confonde, le sembra come quando ascolta la tv, quella di stato......La speaker ringrazia l' onorevole,i gonfaloni delle città, anzi elegge anche un cittadino alla carica di onorevole, ma nessuno accenno alla presenza della fds,la sua geografia politica si ferma al pd...fds è un suono troppo complicato da pronunciare, le bandiere del prc sventolano,ma la speaker dell' unità sindacale non vede quelle bandiere , proprio come avviene nei telegiornali .Nonostante lo striscione della fds sia ad un tiro di schioppo dal suo naso,per giunta l' onorevole del pd , che ringrazia ,è circondato dagli estremisti ''della fds''L' INSOGNATA.......aspetta ancora, in piazza c'è GARIBALDI,l'esponente vulcanico dell' anpi, GIOVANNI MORSILLO......lei si insognava che parlasse, .....ma dietro le quinteanche l' intervento dell' ANPI........è sfumato....OPS.....QUALCUNO fa notare la gaffe politica alla speaker dell' unità sindacale'' SI RINGRAZIA CERVONI''.......quella parola FDS è proprio dura da far scendere giù......Emozioni, ricordi salgono in macchina si va al primo maggio degli antagonisti, mentre in macchina scorrono le immagini di un film in bianco e nero''lisera comunista dei ricordi''Quaccuarone COMMENTA :'' UNA VOLTA CI SI SALUTAVA CON IL PUGNO CHIUSO A LISERA''.......L' INSOGNATA è entrata nella diretta della tv.....la speaker del palco è come la cronista che vede in tv......in macchina ascolta un vecchio nastro di un operaio che sul palco a LISERA......RICORDAVA LA PORTELLA DELLA GINESTRA......ma la storia a scuola non si studia .........buon primo maggio a chi si insogna un altro mondo è possibile,buon primo maggio agli invisibili della fds, che con dignità sono rimasti in piazza, mentre lei avrebbe srotolato lo striscione.....

venerdì 22 aprile 2011

''ALL' ETà MIA IL SESSO DOVREBBE PASSARLO LA MUTUA....non sono più disposto ad ascoltare tante stronzate per una(bip)

DI FAUSTA DUMANO.

https://www.facebook.com/event.php?eid=118119971600663#!/pages/NON-VOGLIAMO-LALLEANZA-CON-IL-PDVOGLIAMO-LUNITA-DEI-PARTITI-COMUNISTI/160022130723538

Protagonisti:l' insognata, l' illuminata e gli .....ingenui.......non cominciate con quel ritornello, che fantasia che tieni.....perchè tengo i testimoni.Qualche mese fa un amico andò a casa dell' insognata, con la sua nuova ''fiamma'', ogni cosa che ''la fiamma'' diceva a lui brillavano gli occhi , si accendeva il cuore e si agitava pure tra ...le gambe.Si erano conosciuti in uno di quei viaggi miracolosi, spirituali, non su un treno bianco,,quei viaggi illuminanti da cui torni con la verità rivoluzionaria, depositari del ''VERBO'' L' insognata con le farfalle allo stomaco, che si nutre di rivoluzione insognata, tiene sempre la porta aperta agli amici e agli amici degli amici.Siccome la ''fiamma'' aveva bisogno di un piede a terra nel pianeta terra l' ha pure ospitata.La fiamma dopo il viaggio si era illuminata, lezioni di saggezza ,''PERCHè TU NON SAI, NON CAPISCI''Il vero compagno rivoluzionario deve comportarsi così, un manuale del xxi secolo, una griglia con tanto di valutazione,superare l' esame del sangue rivoluzionario è difficilissimo, anche se fatto nel momento in cui l' ovulo viene fecondato , sicuramente qualche difetto lo scovano i raggi x dell' illuminata.I l pericolo più grande è rappresentato dai fascisti mascherati, per quelli reali non ci occupa,liste nere , persone da epurare, l' insognata ogni tanto diceva all' amico''TENGO UN DUBBIO....''ma il cuore batteva per FIAMMA ILLUMINATA.l' altra sera peròl' illuminata ha gettato fango persino su VICK, perchèl' ultimo saluto si faceva in un luogo considerato amico dei nemici.........In quell' istante l' amico ha aperto gli occhi, gettare fango su chi è ormai cenere muta, che arde nei cuori èvergognoso ''LA MUTA ALLA MIA ETà DOVREBBE OFFRIRE IL SESSO, NON SONO PIù DISPOSTO A SENTIRE TANTE STRONZATE PER UNA(BIP).......Intanto a CEPRANO, UN' ALTRA AMICA DELL' INSOGNATA è stata corteggiata per 9 mesi, alla vigilia del parto elettorale con un sms lo spermatozoo ha abbondato l' ovulo , pur avendo attinto per il programma dall' ovulo.Siccome nella tornata elettorale la fecondazione artificiale non è ammessa, l' ovulo rimasto solo non può più candidarsi.All' asl CI SONO DUE FILE NUOVE NUOVE........a)FILA INGENUI SEDOTTI E ABBONDONATI ALLO SCADERE DELLA PRESENTAZIONE LISTE b)fila per chiedere rapporti sessuali ,che garantiscano una sana prevenzione ,una protezione dalle stronzate........fila c l' insognata siccome è pasqua è stata fin troppo buona.....

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